IRRUZIONE
Lanciarono l’arpione e si arrampicarono in punta di piedi, per non far scricchiolare il muro. La luna spuntaa dal monte e splendea di tre quarti, illuminando le stelle. Ma non c’era pericolo di essere scorti: la chiesa era isolata dal resto del mondo e il curato sicuramente dormiva sonni profondi. Questo curato, ma non è che fosse un culato? Il custode dei culi trafugati. Mmm. Scopriamolo seguendo i nostri eroi, paginefacendo.
Arrivarono sul tetto e lo tagliarono con un compasso diamantato, perché il diamante è duro e durò a lungo. Apposero uno stura lavandini e estrassero il cerchio tettile. Ma ogni sforzo fu vano, lo ammobiliarono e lo affittarono. Il buco era troppo stretto, tranne che per Zigarro. Il cane cadde all’interno di Santa Romana Chiesa e si prese un abbaio. Disdetta! Bisognava salvarlo a tutti i costi. Un terzo problema si sommò ai due rimanenti: culo, minca, cane. Prepuziolo non ce la faceva più… l’orina spingeva forte all’interno del suo prepuzio e con un ago preso dal pagliaio di Salvatore si praticò nel pappo alcuni fori, l’orina venne fuori e con l’ago fece un lago, irrorando tutti e nessuno a tipo gli annaffiatoi che si attaccano in giardino alla pompa e l’acqua esce a spruzzo da tutti i buchi. Così. Come? Così.
Il giovine piscioso fu felice, e dalla gratificazione tosto si lanciò nel buco. Incastrandosi. Aveva ancora la minca fuori, che ora pendeva come un abbaino all’interno della chiesa. Alla vista dell’abbaino, Zigarro abbaiò. Ma che cos’è l’abbaino? Boh. Però è bella!
I tre superstiti cercarono un rosone per entrare, e finché non lo trovarono recitarono un rosario, onde assicurarsi la misericordia Signorile. Con un calcio volante ruppero il vetro e con un pugno sterzo ripulirono i cocci, che divennero loro. Un altro Finestrello, un altro Nomignolo, un altro Ciliegino. Ma era solo un effetto ottico del vetro, perché il vetro riflette. A differenza di questi tre stronzi.
Si calarono all’interno della chiesa, una, santa, cattolica e apostolica… e di maiolica. Il culo? Dov’è il culo?
“Oh, Cilie, guà, la vedi la statua?”:
“Già. È proprio a forma di fondoschiena. Avviciniamoci!”.
La statua culiforme era sovrastata da una targa:
INTER CVLOM DITORVM INFILA SI VERITAS VIDERE VOLEVISTE
“Oh, Cilie, tu che alle elementari hai fatto il classico, cosa vuol dire questa scritta in greco?”.
“Non è greco, stolto. Bensì è la lingua di Cesare. Tale targa invita a porre le dita nell’apposito foro…”.
“Nel buco del culo?”.
“Sì, in quel foro là. Per arrivare alla verità. Ma non capisco perché devi essere sempre così scurrile…”.
Ciliegino non fece in tempo a terminare la sua arringa, Finestrello e Nomignolo infilavano già le dita nella scultura a forma di culo. Un dito… due dita… tre dita… ma niente. Nessun segno di qualcosa. Tutto rimaneva tale e quale.
Disposero dunque di accendere un lumicino per ingraziarsi notevolmente il Nazareno. Poggiarono la candela sopra la statua e alcune goccerelle di pioggerella bagnarono i loro visi a tipo gli annaffiatoi che si attaccano in giardino alla pompa e l’acqua esce a spruzzo da tutti i buchi. Miracolo! Era un segno di Dio. Come dice il proverbio: non può piovèr sott’il coperto.
“Ma non è che sia l’allarme antincendio?”.
“Ma non è che è quello scemo? Guardate su”.
La pioggia altro non era che il pibiscio di Prepuziolo, evidentemente incontinente. Maledissero l’amico e si dedicarono alla targa latina: INTER CVLOM DITORVM INFILA SI VERITAS VIDERE VOLEVISTE. La scritta era chiara: bisognava mettere le dita nel culo se voleviste conoscere la veritas. Ma in quale culo?
Tanananà!
Nel vostro buco del culo! I bambini si misero le dita in culo e le chiappe si aprirono. E assieme alle loro, anche quelle della statua.
Un culo aperto, seppur marmoreo, si presentò ai loro occhi. Ma l’entrata era ostruita da uno specchio, che anomalmente rifletteva non simmetricamente ma giustamente. Lo specchio incuteva un certo qual timore, c’era sicuramente qualcosa di losco sotto. Finestrello prese un ciottolo da terra e lo tirò. Questo invece di spaccarlo o di rimbalzare, fu risucchiato all’interno, formando sulla vitrea superficie alcuni centri concerchici.
“Ceh, il sasso è stato risucchiato”.
“Minca, potente. Fammi provare poco poco”.
Finestrello tolse fuori il pisellino e decise di far pipì oltre lo specchio. La chicca venne però risucchiata e indurita…
“ahh ahh ahh ahh è togo pisciareeh oltre gli specchi”.
“Lo specchio ti ha assorbito la minca. Dai che ci lanciamo dentro!”.
BANZAIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
GERONIMOOOOOOOOOOO
BAUUUUUUUUUUUUUUUU
GESUUUUUUUUUUUUUUU
Tre urla di guerra e una di pace accompagnarono gli eroi oltre lo specchio, che era più eccitante del baggingiamping senz’elastico. Soprattutto per Finestrello. Ma ora dov’erano?




