UN INDIZIO?
Lasciato il podere che fu, se ne sono andati. Via. Maleducati che furono, senza salutare. E il più maleducato, come al solito, fu Finestrello, il quale se ne andò dicendo anche parecchie parolacce. Di quelle gravi, che vai direttamente all’inferno se non ti confessi. E chissà, magari all’inferno avrebbe rincontrato il padre… ah, il padre. E tanto paura di andare all’inferno non ne avevano: c’erano già stati nell’antepagine. Per maggior sicurezza andarono lo stesso a cercare un curato di campagna.
Campane in lontananza indicavano la via per raggiungere l’agognata meta. Il suono delle campane metalliche proveniva da una (rullo di tamburi)…campana! Non ve lo immaginavaste, vero? E si sa, ogni campana ha la sua chiesa, ogni chiesa ha il suo parroco e ogni parroco confessa i peccati perché gli piace farsi i cazzi suoi. E gli piace confessare soprattutto le ragazzine di dodici anni che si masturbano.
Finestrello, Zigarro, Nomignolo, Ciliegino e Prepuziolo giunsero con la velocità warp e subito bussarono al portale…
“Chi è?”.
“Siamo quattro ragazzi e uno di noi si vuole confessare”.
“Le vie del Signore sono infinite”.
“Mi posso confessare?”.
“Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo”.
“Mi posso confessare?”.
“Pace in terra agli uomini di buona volontà”.
“Oh, don Cometichiami, mi posso confessare? O se no divento musulmano!”.
“Prego pargolo”.
Finestrello seguì il curato, ricoperto di bende e garze sterili, all’interno della chiesetta di campagna. Gli altri bimbi rimasero fuori a acchiappare uccellini. I loro.
“…quali sono i tuoi peccati?”.
“Eh, prima ho detto parolacce gravi”.
“Quali?”.
“Cazzo sburrato, pompino con ingoio, figa pelosa e porca puttana”.
“Mmm, solo queste, fanciullo? Intanto sono già dodici Ave Maria. Non è che per caso ti è fuggito un porca madonna zozza?”.
“Eh, qualche volta”.
“Quattro Padre Nostro. E te la tocchi la chicca?”.
“Minca. A casa ho anche un sacco di giornali porno per arrettarmi prima di toccarmi”.
“Cess, senza Ave Maria rimani. Almeno altri dieci non te li toglie nessuno”.
“Ma padre…”.
“Shh, ricordi altri peccati?”.
Finestrello, che ne aveva commessi molti altri, decise che fosse meglio non dirglieli, perché non voleva trascorrere tutta la vita a dire Ave Maria piena di grazia.
“Allora, ecco il conto: ventidue Ave Maria, quattro Padre Nostro e il quindici per cento per il coperto”.
“Il resto mancia”.
Uscendo dalla chiesa, Finestrello scorse una statua culiforme con l’aureola in testa, e non disse niente, anche se gli venne un’idea.
“Arrivederci, Don Prete”.
“Ciao, pargolo. E ciao anche a voi, pargoletti che siete fuori”.
Finestrello era giubilante, corse incontro agli amichetti pieno di culo in testa. Non riusciva neanche a parlare… ma vedeva gli amici che stavano ancora giocando ad acchiappare uccellini. E Prepuziolo si cassò l’uccello a vischio, serrandosi il prepuzio.
“Ahia, ahia, mi fa male la chicca”.
“E stai zitto, ho cose più importanti per la testa”.
Finestrello spiegò agli amici cosa aveva visto: una statua gigante posta al di sopra dell’altare maggiore, tra due colonne tortili intarsiate d’oro.
“Sempre la chiesa. Sguazza nell’oro e sicuramente nei culi. Magari tutti i preti del mondo si sono messi d’accordo per sequestrare i culi, dato che culo è anche una parolaccia, anche se lo spirito santo a mia nonna aveva detto di no. Dev’essere stato Dio che l’ha detto al papa e il papa ai preti. Stanotte faremo irruzione per capirci qualcosa di più”.




