mercoledì, 31 gennaio 2007
54

compendio

Voi lettori, che spesso siete delle teste alternative alle quali si alternano cazzi e minche, sicuramente non ci state capendo molto di questo libro. Anche perché spesso leggete e poi poggiate il libro e magari vi dimenticate. Ma perché ve lo dimenticate? Perché siete stronzi. Ecco perché. Mangiate fosforo. Fatevi un buco in testa, avvitatevi una lampadina e con una pila in culo magari vi vengono delle idee. Io non sono volgare. Le parolacce quando servono si usano, non è colpa mia se servono sempre. Non l’ho fatto apposta, sono sempre gli altri che iniziano. Hanno iniziato a scrivere romanzi, gli altri, mica ho iniziato io. Cazzo. E i nostri eroi devono cercare il culo. Capito, il culo? Non è colpa mia se devono cercare il culo. Vi fa ridere la parola culo? A me sì. E se penso ad altre parole che c’entrano con il culo rido ancora di più. Per esempio: bucodelculo, cazzinculo, culatone, rinculo. Ma per avere una trattazione sistematica più completa vi rimando al mio saggio “L’umorismo del culo”, scritto a quattro mani da Cesare Litoride e Michele Erdas. Ma basta, torniamo ai nostri eroi che voi già mi state sul cazzo. Dov’erano i nostri eroi? Se ne sono appena andati dalla vecchia fattoria del contadino Salvatore. Innumerevoli peripezie li attendono ancora, alla ricerca del culo. Non cambiate canale. E neanche corrente di pensiero. Siate coerenti e dite le cose in faccia, soprattutto a voi stessi, ‘ché se ve le dite in culo ecco come la finite…

… contenti? Teste di cazzo. Siete solo vittime del sistema, un sistema che avete creato voi stessi. Ma trovatevi una sistemazione, un ideale di vita. Come i nostri eroi, che per il culo si battono, combattono e fanno battere la mamma. È una figata questo libro. Al vostro posto lo comprerei. Ne avete letto di più toghi? Sì, io ho letto Siddharta… e ficcati un dito in culo. Ah, no guarda io adoro Il profumo di Suskind… voi adorate il profumo della vostra stessa merda. E a me mi piacciono i futuristi. Perché noi siamo il futuro dei giovani e i giovani sono il nostro futuro. Solo che voi moriamo prima di noi. Nascete già morti. E non ve ne accorgete, credete di vivere e invece sopravvivete. Vivete per lavorare. Non venite mai a galla. Ah… beh, sì beh. Ora mi è venuta una poesia prima di tornare alla narrazione della ricerca del culo. È bello rompere la monotonia ogni tanto.

Noi come binari d’un solido treno

potremo incontrarci in un punto di fuga.

Al cielo brullo tallona il sereno,

bramo franchigia d’esser beluga.

 

Se l’animo perde la vita deraglia,

tubula sacro romano l’impero.

Durante la quale la mia non si squaglia,

rade la messe vil tuo nocchiero.

 

Zoccoli duri sul saldo selciato,

vibra la vela al ritmo del vento;

qual via di rotta, son già circondato.

 

Stanco barlume ormai ti sei spento,

al cupo bisbiglio del tempo sventrato;

lucido il sole bencome l’argento.

postato da: ramonziere alle ore 14:51 | Permalink | commenti
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