mercoledì, 31 gennaio 2007
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COME FINESTRELLO, CILIEGINO, NOMIGNOLO, PREPUZIOLO E ZIGARRO UNA VOLTA SVEGLIATI, ANDARONO PER IL PODERE A VEDERE LE COSE

Salvatore li svegliò all’alba perché era un contadino.

“Su ragazzi, alzatevi. Vi attende un nuovo giorno carico di sorprese di tutte le cose che il Signore vorrà regalarci. Avete tutto il tempo per visitare il mio podere”.

Aprirono gli occhi e ripresero conoscenza. Si alzarono dal letto con un mattone in testa, ma lo appoggiarono subito, perché se no dovevano camminare eretti. E di eretta avevano già la minca. La classica erezione mattutina.

“Vi faccio preparare un uovo per colazione?”.

“No, meglio la gallina domani, oggi vogliamo il latte”.

“Su, su, scendete giù che Giustina vi aspetta”.

Bevvero il latte e finalmente andarono in giro per la tenuta agricola del contadino Salvatore.

Si ricordavano vagamente che la notte prima Salvatore avesse sparato ai negri, ma siccome c’era buio non li avevano visti bene. Andarono così nel loro recinto e li videro in tutta la loro utilità. Perché anche i negri servono se no Dio non li creava. Cagavano a più non posso, erano ottimi animali da concime, e sguazzavano nella loro stessa merda. Ciliegino, mosso da compassione, fece loro per dare alcune briciole ma il cartello lo vietava: NON DATE DA MANGIARE AI NEGRI CHE SE NO NE APPROFITTANO.

Visitati i negri, visitarono le mucche. Stavano benissimo: dissero trentatré tutte e trentatré e si presero il dito in culo senza lamentarsi. Erano abituate al cazzo del toro. Una mucca, con le tette grandi come una vacca svizzera, disse che voleva tornare in Svizzera perché lì tutto è pulito e non ci sono i negri. Per questo nel test psicologico prese quattro. Brutta storia, l’avrebbe avuto per tutta la vita nella carta d’identità.

Accanto alle mucche, vi era il lattificio. Salvatore qui confezionava i suoi migliori prodotti sui quali, per distinguerli dalle innumerevoli imitazioni che vantava, apponeva l’iniziale del suo nome: dallo Slatte otteneva tutti gli altri Slatticini. C’erano lo Sformaggio, lo Syogurth, lo Smascarpone, la Spanna, la Smozzarella… e lo Sburro.

Avevano un po’ di fame e intinsero i grissini nello Sburro di Salvatore. Squisito. Fosse stato per loro, sarebbero rimasti per ore  a mangiarlo, ma il colesterolo…

Si mossero verso il pollaio in cerca di qualche pollo da spennare. Trassero il dado ed entrarono. La vita è come una scala di pollaio: corta e piena di cacca. E soprattutto in salita. Prepuziolo inciampò e cadde dritto a mordere il gradino, perdendo i denti e trasformandosi in Prepuffiolo. Non c’è problema! Erano denti da latte, li munsero, bevvero tutti e resero grazie al Signore.

Erano galline invero strane. Ma molto meno delle uova che cagavano: diversissime tra di loro, si differenziavano per colore, forma, dimensione, verso, peso, fiori, frutta e città. Ogni  gallina mangiava cibo a seconda dell’uovo che doveva produrre. Così c’era la gallina dalle uova d’oro che mangiava collier e auro in abbondanza. La gallina dagli ovetti kinder mangiava cioccolato e sorprese, e una su cinque è uno di voi. Stesso cibo per le galline dalle uova di Pasqua, solo che avevano il buco del culo più grande. Altre ingerivano legno e facevano uova per rammendare i calzini. Non ci crederete, ma mangiavano di tutto. Vi era persino una gallina che mangiava piccioni con fave, così cagava uova di colombo. A proposito di ombrello, vi ricordate il mattone che avevano in testa i ragazzi? Io sì.

Ah, lì c’è il vitello. E lì il fagiano.

E c’è un cavallo, anzi molti cavalli. Che cavalli sono? Angloarabossangue. Si presentano velocissimi e arrivano in un battibaleno, sono da carne, da corsa, da riproduzione. Ci sono anche tanti altri animali da cortile, ma non ne ho voglia.

postato da: ramonziere alle ore 14:52 | Permalink | commenti
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