mercoledì, 31 gennaio 2007
52

SBORNIA

Che delusione. I ragazzi guidati da Salvatore tornarono mogi mogi al casolare. Una speranza svanita nel nulla, ma si sa, chi vive sperando muore cagando. Come Tranquillo. Cari lettori, chi è questo Tranquillo? Eh, Tranquillo è morto cagando, sicuramente tra una speranza e l’altra.

Torniamo alle cose del posto. Oh, mi sono distratto un attimo con questa digressione e subito questi quattro screanzati si sono messi a bere assieme a Salvatore, il quale li spronava di continuo ad avere il bicchiere sempre pieno.

“Magari volete acqua?”.

“Oh Giustina, l’acqua ai fiori, mica mi voglio arrugginire lo stomaco. Toh, portaci acquavite”.

Bevevano: vino, birra, sidro, grappa, uischi, liquore, liquore di mirto, di limone, di arancio, rosso, blu, marrone, nero, liquame, prozac, valium, imodium, cinar, a base di carciofo, senza spine, spinello, droga.

Erano ubriachi fradici di alcune di queste cose sopraelencate, non si reggevano in equilibrio su una gamba sola e non riuscivano nemmeno a seguire un’immaginaria linea retta. Gonfiarono un palloncino, ma questo cadde sui loro piedi con un tonfo secco. Ma non si fecero male perché quando sei ubriaco non senti il dolore. Lo senti il giorno dopo e ti ritrovi i graffi come un mio amico che non sono io.

Parlavano del più e del meno, come solo gli ubriachi sanno fare. Le parole fluivano imperterrite come l’alcol fluiva nelle loro vene. Che brutta malattia, i vizi.

Ma osserviamoli nel dettaglio, questi scapestrati con il loro maestro. Uhm, bel maestro.

 Le cellule epidermiche sono dil… un po’ meno nel dettaglio.

Facevano a gara a chi urlava di più e Salvatore tentava invano di raccontare le storie. Le urla stavano diventando urli e sovrapponendosi creavano un casino della Madonna. Gli animali si svegliarono perché avvertono prima il pericolo e poi lo subiscono.

Salvatore uscì dal casolare e giocò con il fucile a canne mozze dando dimostrazione di ottima mira, seppur etilica. Aprì un recinto a caso e tutti i negri vennero fuori cantando e suonando tamburi, perché i negri hanno la musica nel sangue. I negri erano legati l’un l’altro con delle catene che, strisciando al suolo, stridevano dando origine a un tintinnio simile a quello dei fantasmi residenti nei castelli gotici inglesi. E meno male che erano negri, perché se fossero stati bianchi li avremmo scambiati proprio per fantasmi! Si sa, i bianchi con le catene sembrano fantasmi e i negri con le catene sembrano negri.

Sparò a due o tre a caso e Ciliegino, nonostante fosse politicamente corretto, rideva a crepapelle perché l’alcol sfrena i freni inibitori. L’unico che osò mucciare fu, stranamente, Finestrello:

“Ma, perché, spari ai negri? Poverini, poi muoiono e non sono neanche buoni da mangiare”.

Eh, pensavate che Finestrello avesse messo la testa a posto.

Visto che il fuoco alcolico divampava dentro di loro, continuarono a fare atti immondi. Se la presero col povero Prepuziolo che non reggeva e vomitava continuamente con una busta appesa alle orecchie. Nomignolo era in estasi. Miliardi di soprannomi gli schizzavano qua e là. Prepuziolo divenne per l’occasione, immediatamente, La Fontaine. E gli davano anche calci in culo.

Ma voi non sapete una cosa! Anche Zigarro era ubriachissimo. Barcollava con le gambe davanti, soprattutto la destra e abbaiava insulti  a tutti. Ah, a quel cane mancava soltanto la parola.

postato da: ramonziere alle ore 14:52 | Permalink | commenti
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