mercoledì, 31 gennaio 2007
51

ALLEGRA FATTORIA

Intorno a loro si sviluppavano di getto paesaggi con colori giustapposti a pennellate veloci. Seguirono il corso del ruscello controcorrente, perché amavano essere trasgressivi. Si sa, i ruscelli vanno al mare, soprattutto d’estate che c’è bel tempo, e al mare di culi per la nonna e per il cane ce ne sono pochi. Meglio andare verso la civiltà. D’estate al mare e d’inverno in montagna, ma siccome era autunno cadevano le foglie dagli alberi.

Videro un gregge e tentarono di avvicinarsi, disiosi di mungere qualche mammella rigonfia di latte, perché morivano di sete e fame. E il latte è un alimento completo, gli manca solo un primo e un secondo per ottenere un pasto. Il gregge, timoroso, fuggì ai nostri amici, ma questi ultimi non gli tennero dietro perché amavano essere trasgressivi.

Il ruscello li portò ai piedi del mulino a vento della vecchia fattoria. Ia ia o. Saltarono lo steccato e si appropinquarono verso il casolare, oltrepassando l’aia. Un allegro campagnolo con la spiga in bocca e la paglietta in testa (era calvo) gli si avvicinò. Avendolo di fronte notarono i baffi brizzolati, i calzoni in velluto rigato sporchi di letame e la cicatrice sul volto, segno di chissà quale lotta.

“Cari ragazzi, oggi è il mio compleanno: per questo motivo non vi ho sparato granelli di sale con la mia bellissima carabina che lucido ogni giorno. L’ho comprata nel settantacinque e ogni volta che la pulisco mi parte un colpo accidentale alle gambe di mia moglie. E ora mia moglie sta su una sedia a rotelle, ma non sono triste, la uso per arare. Ma mi sto dilungando un po’ troppo, venite dentro il comodo casolare e berremo alla nostra salute!”.

Una voce accolse il loro ingresso nella casa:

“Chi è che rompe i coglioni in casa mia? Salvatore, chi cazzo mi hai portato, i finanzieri?”.

“No, Giustina, sono quattro ragazzi invero celeri”.

“Cosa sono?”:

“Ra-gaz-zi”.

“Eh, non sono mica sorda”.

“Toh, Giusti’ prepara la cena o ti pungo col forcone. Intanto ragazzi, sedetevi, porto vino rosso, formaggio e favette. Le volete crude dolci dolci o bollite?”:

“È uguale. Le vogliamo molte”.

“E allora le porto crude che non ho voglia di bollirle e fanno più bene all’organismo”.

Giustina cucinava in fondo al salone. La sedia a rotelle non ostacolava la sua arte. Era una cuoca nata. Prese l’aglio e la cipolla e fece il sugo, dimenticandosi di mettere i pomodori. Ma tant’era brava nessuno si accorse di questa piccola svista. Arrostì gli zoccoli di cavallo e li guarnì con una salsina speciale preparata da lei, prima che andasse in menopausa. Fece un brodino delizioso, mettendo a bollire nell’acqua potabile un ossobuco di culo.

I ragazzi mangiarono a sbafo e si leccarono i baffi, dato che gli erano cresciuti.

“Noi mangiamo sempre un brodino per rasserenare lo stomaco. Ne volete?”.

“Mah… con che cosa è fatto?”.

“Con ossobuco di culo”.

“Eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeh?”.

“Non ne avete mai mangiato? L’ossobuco lo fanno solo i nostri migliori culi”.

“Avete culi?”.

“Giusti’, se abbiamo culi? Ne abbiamo moltissimi, da noi proliferano in abbondanza!”.

“Davvero?”.

“Ragazzi, non mi resta che farveli vedere, zaino in spalla e gambe in zaino!”.

Uscirono dal casolare, i quattro eroi erano agitatissimi, forse avevano trovato la soluzione al loro problema. Culi in abbondanza… quante persone avrebbero ritrovato un sorriso a Marzanepa. Immaginavano già i rotocalchi che parlavano di loro, con gigantografie in prima pagina. Gli eroi del culo… che bellezza.

“Eccoci arrivati. Di notte li teniamo nel fienile, ma durante la giornata i culi scorrazzano liberi allo stato brado, pronti per il brodo”.

Ceh, minca non vedevano l’ora che Salvatore aprisse il fienile.

Il contadino-allevatore e chissà cos’altro, spinse il chiavistello e sollevò il grimaldello. Spalancò ai ragazzi quelle che per loro erano ormai le porte del paradiso.

“Ma… ma questi sono cammelli!”.

“Come? Noi li chiamiamo culi”.

postato da: ramonziere alle ore 14:54 | Permalink | commenti
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