CANTA CHE TI PASSA
…e videro Lerzo con una gabbia in mano. Il matto del paese Adiacente amava viaggiare, tanto aveva la tessera dei malati che gli permetteva di raggiungere ogni dove senza spendere un soldo.
“Canhtahhhh, cantahhhhh chaaaaaantahhhhh”.
Ma l’uccellino era muto come un pesce.
“Canhtahhhh, cantahhhhh chaaaaaantahhhhh”, e dopo tutte le hhhhhhhh scosse la gabbia con veemenza.
“Piu piu cip cip”.
“Hahi vishto che cantahhh”.
Ma la scossa fu tanta che il povero uccellino traumatizzato non smise più di cantare. Lerzo strinse nuovamente la gabbia e la sbattè in terra: l’uccellino ormai cadavere giaceva sul fondo. Un ammasso insonorizzato di piume.
“E mohh nhon canthi piùhh… ohhh autistah fahmmihhh scenderehhh!”.
L’autista, non vedente l’ora di sbarazzarsi dell’utente, calcò il pulsante che fece aprire le portiere e Lerzo scese bestemmiando nel suo linguaggio, ma comunque fu chiaro a tutti un porcamadonna.
I ragazzi che erano in piccionaia si affacciarono al finestrino e urlarono di tutto al povero Lerzo che, zaino in spalla e bottiglia in culo, s’incamminava verso casa.
Canhtahhhh, cantahhhhh chaaaaaantahhhhh.




