mercoledì, 31 gennaio 2007
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LA PESCA MIRACOLOSA

… la lenza si tese come una corda di violino, la pecora sprofondò negli abissi del lago Azzurro, la canna si piegò, l’acqua ribollì, Zigarro abbaiò.

“Ragazzi aiutatemi!”.

I bimbi unirono gli sforzi. Otto braccia tenevano la canna che minacciava di spezzarsi. Il mulinello faceva vrrrrr vrrrrr vrrrrrr man mano che sbobinava.

Tirarono tirarono tirarono tirarono tirarono tirarono tirarono tirarono tirarono tirarono tirarono e tirarono.

OH ISSA!

OH ISSA!

Sapete cosa pescarono?

Un mosto lacustre! Era né più né meno quel gigantesco Pesce-cane ricordato più volte in un’altra storia, e che per le sue stragi e la sua voracità fu soprannominato da Nomignolo, “Attila, flagello dei pesci e dei pescatori”.

Lo portarono sulla riva del lago, e lo sforzo fu tale che a Prepuziolo ancora oggi fa male la spalla destra.

Decisero di sezionare la bestia in modo da avere scorte alimentari per i giorni seguenti. Finestrello estrasse subito il suo temperino multiuso, cercò di infilarlo nell’occhio del Pesce-cane, ma fu scoraggiato dalle dimensioni della pupilla: essa era infatti grande quanto lui.

Decisero di aprirgli la bocca con la canna da pesca. Fecero leva fra le due file di denti aguzzi e seghettati, finché le fauci vennero spalancate.

Ciliegino si chiese come potesse mai stare nel lago un animale di siffatte dimensioni. E si diede la risposta:

“Le Vie Del Signore Sono Infinite”.

Una vocina giunse dal profondo del buco del culo del Pesce-cane:

“Aiuto babbino!”.

“Il Pesce-cane parla!”.

“Ma che Pesce-cane, sono io, Giannino Stoppani”.

Subito un’asta di legno, lunghissima, fuoriuscì dalla bocca del mostro: i bimbi la tirarono e… alla fine di essa vi era attaccata la testa di Pinocchio. Pinocchio compreso.

“Eh ba’, la che è Pinocchio, non Gian Burrasca. Per quello gli è cresciuto il naso. O cazzaro!”.

“Ma dov’è il mio babbino la fata turchina il grillo parlante lucignolo il gatto e la volpe l’abbecedario mangiafuoco…”

“… e mangiami lo sburro”.

Accerchiarono Pinocchio. Il burattino stava facendo lo spiritoso e i nostri eroi si videro costretti a punirlo.

“Adesso ti diamo fuoco”.

“No, Mangiafuoco no”.

“E allora sarai nostro schiavo a vita, merda di legno parlante”.

“E se vi do una pesca miracolosa?”.

“Fai vedere”, gliela strapparono di mano e la ammirarono. Temendo che fosse avvelenata in superficie o, peggio ancora, trattata con anticrittogamici, la strofinarono veementemente e…

Maraviglia!!! Apparvero dinnanzi ai loro occhi due geni!

Tali geni erano il gene dell’alcolismo e il gene della demenza senile.

Pinocchio approfittò del caos e del casino per dileguarsi. Si lanciò in acqua e chissevistossevisto.

“Minca, quel pupazzo si è scappato”, ma erano tutti troppo presi dai geni per badare al burattino.

postato da: ramonziere alle ore 15:25 | Permalink | commenti
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