TUTTI A PESCA
“Eh, dai che ci facciamo il bagno nel lago azzurro”.
Loro, inconsapevoli, utilizzavano la parola “azzurro” a mo’ di aggettivo, ma “Azzurro”, con la A maiuscola era proprio il nome proprio del lago. Il sole aveva rotto il cazzo ai bambini, i suoi raggi cadevano come raggi solari sulle teste dei pargoli. La voglia di rinfresco era quindi giustificabile.
Presto furono nudi e con l’acqua alla gola. Era uno spettacolo vederli così, gioiosi e festanti, mentre si bagnavano a vicenda e qualche bollicina provocata dai troddi di Prepuziolo giungeva sotto le nari dei compagni. Al contempo l’acqua si tingeva di marroncino.
“Eh, o Prepu, ti sei cagato?”.
“No, chi lo dice sa di farlo”.
“E poba”.
“Oh, Fine, gua’ che è fango”.
“Eh, e cosa caghi fango adesso? Cos’è? Hai mangiato terra?”.
“Minca, sempre il solito coglione”.
“Oh, la, stanno venendo pesci merdivori”
“Fanghivori sono, non è merda”.
“Dai che peschiamo”.
“Sì!”. (3 volte)
Uscirono dall’acqua, si asciugarono al sole e si rimisero i vestiti sporchi sulla pelle pulita. L’idea della pesca solleticò il loro ingegno: Finestrello prese il coltellino multiuso e abbatté una quercia secolare. Lavorò il legno fino ad ottenere una canna da pesca. Complimenti. Anche Nomignolo si diede da fare: fu sua l’idea di utilizzare come lenza il filo spinato che recingeva un podere accanto al lago.
Ciliegino procurò l’amo. Ecco come andò:
“Odi et amo, quare id faciam fortasse requiris, nescio, sed fieri sentio, et excrucior”.
In rapida successione tolse: odi, et, quare, id, faciam, fortasse, requiris, nescio, sed, fieri, sentio, et, excrucior. Ottenne quindi un amo a grandezza d’omo. Bravo, bravissimo!
“E per esca cosa utilizziamo?”.
“Eh, la minca di Prepuziolo”.
“Uff”.
“Ce, dai che ci craviamo la pecora”.
“Ceeess”.
Innescarono la pecora a partire dal culo. L’amo la penetrò analmente fino ad uscire dalla bocca. Chissà quanti pesci sarebbero abboccati all’amo.
Gettarono la paratura in acqua e attesero…
…
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