OVINO
Il filino di fumo che si ergeva dallo spaventapasseri era alle loro spalle. I lamenti del pupazzo di paglia andavano affievolendosi man mano che l’allegra combriccola si allontanava dal luogo dell’ultima avventura… e man mano che lo spaventapasseri moriva consumato dalle fiamme del suo inferno. Perché non per tutti l’inferno è ultraterreno, per alcuni può essere anche qua, sulla terra.
“Bee bee bee”.
“Oh che culo, un gregge incustodito!”.
I bimbi corsero verso il bestiame.
“Che grullo il pastore. Aver lasciato soli soletti questi ovini, sorvegliati solamente da due stupide cagne in calore”.
“Curri Zigarro!”.
Il cane di Finestrello baldanzoso balzò verso l’oblio sessuale. In men che non si dica, stava fecondando le due cagnette, desiderose da anni di un rapporto cagnesco, stufe ormai del pene del pastore.
Le cagne, troie come le femmine di qualsivoglia specie!
Mentre Zigarro si faceva le cagne, i bimbi entrarono nella capanna dell’allevatore sprovveduto: un letto di paglia poggiava sulla terra battuta dal vento prima che la capanna fosse costruita al di sopra. La pentola con la zuppa di fagioli, ormai scaduti, giaceva sulle brace tristemente spente. Lo sgabello intarsiato. Il tavolo apparecchiato e il cielo parzialmente nuvoloso. Ma vediamo come sarà il tempo domani: cielo parzialmente nuvoloso sul versante orientale. Niente di nuovo sul fronte occidentale. Nubi in avvicinamento, anticiclone delle Azzorre, massime in diminuzione, minime in aumento, precipitazioni sparse a carattere di merda e chi più ne ha più ne metta. Ora, non che tutto questo fosse nella capanna del pastore, ma è sempre giusto tenere i giovani informati. E bisogna parlare con i vostri figli. Se no dalle canne passano all’eroina. Drrogati.
Finestrello prese il fucile poggiato nel camino, dalla finestra della capanna mirò una pecora e sparò.
“Bee”.
Boooom
“Chivalà?”.
“Altolà!”.
“Eia eia alalà”.
La pecora stramazzò a terra, cadde riversa al suolo e alcune lacrime caddero dagli occhi di Ciliegino. Infatti era profondamente animalista e vegetariano. Per solidarietà all’animale defunto si chinò e brucò l’erba. L’ultimo ciuffo che avrebbe mangiato l’ovino.
“Cess adesso ci siamo fatti le provviste per fin quando non le finiamo”.
“Pecorella smarrita
che ha perso la vita.
T’amo o pio bove,
fin qui non ci piove…”
“E stai zitto Nomy, basta con le tue scemenze”.
“Oh Prepu, hai interrotto un momento aulico. Non è colpa mia se il tuo cuore è insensibile alla poesis”.
Misero la pecora nel fagotto di Prepuziolo che era soggetto, considerato alla stregua di un animale da soma, a diferenza dei compagni che non si divisero la fatica, ma fecero moltiplicare lo sforzo all’amico. E radice quadrata!




