mercoledì, 31 gennaio 2007
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CASA DOLCE CASA

Per arrivare a casa di Lerzo bisognava percorrere una lunga salita, lunga quasi molti passi e due scalini. La casa, grazie alla sua posizione, dominava il villaggio Adiacente, essendo stata costruita in cima alla collina attorno alla quale si sviluppava tutto il paese. A mo’ di sombrero. La collina era quella cosa del sombrero che sembra una punta, il resto del villaggio era quella cosa del sombrero che fa ombra. Capito?

La casa di Lerzo non era solo la sua. I quattro seguirono il matto, il quale percorreva a gran velocità la scala a spirale che portava in cima al sombrero. Nomignolo, in un battibaleno, ribatezzò la casa di Lerzo “El sombrero”, vista la notevole somiglianza, per altro già notata dal narratore, con il cappello tipico dei messicani. Oggi Nomignolo ha scoperto l’acqua calda, magari domani si scopre il cazzo e si fa le seghe.

Entrarono all’interno della casa di Lerzo e videro che non era vuota. Personaggi buffi e schernibili camminavano, saltavano, correvano e cagavano per gli androni della casa. Di cura.

“Ma, o Lerzo, chi sono questi qua?”.

“Sonoh tutti miehi fratelhi compannih c’è anchee il dottori cattivo e infermierehh nazisteh. Ma i miie amici sono bravihh”.

Il povero Lerzo, che forse per la prima volta aveva la possibilità di discorrere con qualcuno che lo stava a sentire, e non solo che gli volesse ficcare bottiglie in culo o fargli l’elettroshock, si lasciò amabilmente andare in un’interminabile descrizione dei suoi compagni. Ne riporteremo alcuni passi, ovviamente parafrasati, con note e commento di Pasqualino Gnosappe (in corsivo):

·        Giacomino Nanobraccio: essere umano (o vorrebbe essere umano) di sesso maschile alto un metro preciso, capelli gialli che pendono dalla testa più larga delle spalle. Le spalle sono prive di braccia. Ma il suo corpo non è del tutto sprovvisto di arti (nè parti). Ha due zampette palmate che purtroppo non gli servono a un bel niente (cazzo). Si regge in piedi con un braccio che gli esce dal buco del culo. Tale braccio è più lungo delle zampe palmate, le quali vengono usate dal Nanobraccio Giacomino per mantenere l’equilibrio in curva.


·        Girolamo Bagonky: porzione di essere umano, in quanto il Bagonky Girolamo presenta solamente una testa perfettamente sferica del diametro di 5 adicentimeter (equivalenti a 120 cm italici). All’interno di tale testa sono contenuti tutti gli organi vitali, senza alcun posizionamento logico (a membro di setter) e soggetti a mischiamento e confusione continui. Tale confusione è stata notata dall’infermiera Mengela, la quale ha aperto il Bagonky Girolamo per curiosità, squarciandolo con un bisturi. È apprezzabile lo sforzo che il paziente fa per compiere del moto. Essendo sprovvisto di arti, si deve accontentare delle dita sparse in tutta la superficie della sua testa, tipo riccio, che gli consentono leggeri spostamenti. Qua e là, tra un indice e un anulare, si può notare qualche pene (minca).


·        Pietrino Langioletto: essere umano (ma non troppo), dalla piccola testa rotonda, dotata di lunghe e larghe orecchie, ma molto lunghe e molto larghe. Sprovvisto di arti superiori, utilizza le orecchie in surplus per compiere spostamenti aerei, ma con non poca difficoltà. Tali voli sono brevissimi, tanto da sembrare balzi. Il Langioletto Pietrino in questione, brucia, ad ogni tentativo di volo, una notevole quantità di calorie, tanto da essere ridotto ormai ad un relitto umano del quale s’intravede soltanto la carcassa. Pelle e ossa. I malconci tentativi volatili non hanno giammai buon atterraggio: il Langioletto precipita rovinosamente al suolo ogni qualvolta si libri in aria, con successivo sfregamento (scancioffamento) della cute pettorale.


·        Marcustulliocicero & Publiovirgiliomarone: i due sono gemelli siamesi eterozigoti. Uniti tramite i capelli, non sono stati separati alla nascita a causa dei timori legati all’operazione. I genitori temevano di perderne uno, temevano che si sparpagliasse e che non venisse ritrovato. Si contraddistinguono per una lunghissima chioma comune (non comune che ce l’hanno tutti ma comune che ce l’hanno insieme), che misura la bellezza di duemila passi (più tardi). La loro condizione di diversi li ha fatti sentire diversi non solo tra di loro, ma anche nei confronti delle altre persone. Sottoposti a una vita piena di scherno, sono arrivati alla pazzia. La loro lunghissima chioma, sviluppatasi dopo anni e anni (e anni), permette loro di condurre vite abbastanza separate, mentre prima a causa del corto capello dovevano stare sempre vicinissimi (anche quando andavano a cagare). La follia aveva portato loro a sette anni di studio matto e disperatissimo: ora sapevano tutto.

 

Mentre Lerzo parlava, i bambini si addormentarono sul posto. Il personale infermieristico badò ad assicurare un comodo giaciglio ai fanciulli, i quali dormirono molto tra sogni, incubi e deliri. La paura del viaggio si insidiava in loro.

postato da: ramonziere alle ore 15:29 | Permalink | commenti
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