LERZO VIRGILIO
Arrivarono al villaggio. Il sole faceva capolino dalla montagne site ad oriente. Lerzo si rese conto di essere pedinato una volta giunto al grande muro del villaggio adiacente. Un enorme lastra in oro zecchino, impreziosita di lapislazzuli & diamanti, garantiti a vita, fondo alto un cm, pagabili in comode rate giornaliere e ortopediche, indicava ai viandanti il nome del villaggio al quale si era giunti: Adiacente.
Lerzo si voltò, la sua mente era ottenebrata dalla follia, aveva corso ore e ore. I bambini con lui, anzi dietro di lui. Erano esausti anch’essi quando all’improvviso la loro attenzione venne destata:
“Ueeeeeeeeeeeè”.
Lerzo, mischino, aveva il volto solcato da una soluzione salina che gli partiva dagli occhi.
I bimbi, per quando vivaci, si intenerirono, Ciliegino in testa:
“Amico minato dalla pazzia, qual cagione ti reca al pianto?”.
“Eh stahavo correndo da Satanah via e dalla tascha rottahh mi è cadutee le haramelleh”.
In quel momento passò di lì un bambino con i denti cariati e il diabete.
Finestrello colse la palla al balzo e, toccando la tasca della camicia a quadri, proferì solennemente:
“Ne ho altre. Cosa fai in cambio?”.
Finestrello, solito burlone, circonveniva l’incapace con la promessa fugace di altre chicche stucchevoli. Il matto mangiò la foglia e cominciò a elencare una serie di cose che avrebbe fatto in cambio del dolciume:
“Ehh possohh fare Macbeth, ohpureh risolvereh conflittdinteressih e milehgnium bagh, o anhche dire schigliolgilgngua difficilih. Tipo sellarcivescovodicostantinopolisidisarcivescovocostantinopolizzassetidisarcivescovocostantinopolizzerestianche tuhh? Guàh lo sho”.
“Lerzo, ci devi aiutare. Ci serve una guida, insomma, un Virgilio o un Cicerone”.
“Ah, Cecehroneh e Virgilih sonho nella miah casah. Veniteh, vi portoh iho. Dammi una caramellah”.
Finestrello, per riuscire nel suo scopo, si chinò a terra, raccolse una pietra e, dopo averla incartata, la diede a Lerzo.
“Grazziehh”.
CRAC CRUNCH CRUNCH
“Ahiaaaaaaaaaaaaaaaa ahiaaaaaaaa, era buonah un po’ durha”.
Lerzo soffiò al vento polvere di denti, mentre la pietra finì nel suo stomaco, dal quale sarebbe uscita dopo un lungo peregrinare, dal buco del culo, ancora occupato dalla bottiglia. Ovviamente, sempre che il morbo del culo pazzo in futuro non avesse colpito anche il povero Lerzo.




