mercoledì, 31 gennaio 2007
19

LERZO

Finestrello emise una fragorosa risata, senza alcun apparente motivo. Un grido si levò al cielo:

“Ngaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah”.

Gli altri fanciulli, Prepuziolo in testa, si voltarono e anche loro risero di gusto, tranne Ciliegino.

Lungo la strada, incontro a loro, arrivava Lerzo, il matto del villaggio adiacente. Il povero Lerzo era uscito, come ormai gli capitava ogni notte, dal manicomio ove era recluso. Stava effettuando la sua solita passeggiata notturna, con la speranza di trovare una qualche sostanza stupefacente che potesse lenire la sua follia. Magari uno spinello. Erano molte le leggende che circolavano su di lui, anche se non tutti davano credito alle voci popolari.

Ciliegino, lo scettico erudito, non credeva minimamente alle fandonie che i suoi amici erano soliti raccontare su Lerzo.

“Tali dicerie sono fallaci. Trattasi di fandonie e credenze popolari. Religio uguale superstitio, anzi no, superstitio uguale superstitio, religio uguale bella!”.

“Non ci credi? E quanto scommetti che sono vere?”, Finestrello, con tono di sfida, si rivolgeva al compagno di giuochi, “adesso vado e gliele faccio fare tutte quelle cose che dicono”.

Così dicendo si avvicinò a Lerzo, seguito dagli amichetti.

“Lerzo, la vuoi una caramella con la droga?”. Così disse, anche se la droga non c’era. In realtà era una semplice caramella al lampone.

“Szììì”.

“E lo fai tutto quello che ti diciamo noi?”.

“Szììì, vahbbene, datemi la caramellah ddrogatah”.

“Mordi quel palo della luce!”.

SCRAAAAAAAAAAAAC…

Erano gli incisivi di Lerzo che, scorrendo verticalmente verso il basso, lasciavano due solchi paralleli sul ferro, scrostando la vernice.

“Ddammih la caramellah!”.

“Eccola, ne vuoi un’altra vero? Inserisciti questa bottiglia di succo di lampone nel buco da dove fai la cacca”.

SBLUUUMP…

La bottiglia scivolò all’interno, fino a metà e, sporgendo dalle natiche del folle drogato, appariva come una simpatica coda trasparente.

“Ahiah, un po’ fa maleh. Me la dahi un’altrah?”.

“Sì, se fai una cosa toga te le diamo tutte”, disse Finestrello estraendo dalla tasca i cerini rimasti dalla precedente avventura, ribattezzata da Nomignolo fuoco d’artificiolo.

“Eh cosah devo fareh?”.

“Avvicina la faccia che ti facciamo la barba”.

Lerzo avvicinò il volto alle mani di Finestrello, il quale prontamente accese un cerino e lo accostò sotto il mento del matto. Si scatenò una vampata fluorescente. Col viso illuminato dal fuoco e le tasche rigonfie di caramelle al lampone e, a sua insaputa, non drogate, Lerzo voltò le spalle e corse verso il villaggio adiacente urlando ai quattro venti codeste parole:

“Shono satanicooo! Shono satanicoo!”.

I vispi bimbi gli andarono dietro e…

postato da: ramonziere alle ore 15:30 | Permalink | commenti
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