mercoledì, 31 gennaio 2007
16

UN GRADITO OSPITE

“Arf”.

“Cosa c’è, Zigarro?”.

“Arf”.

“Cucc, Zigarro. Cosa c’è?”.

“Arf”.

“Miao. Miao. Miao”.

Il suono felino destò la loro attenzione.

“Un gatto pardo”, disse Prepuziolo, per dimostrare di aver imparato la lezione sui gatti.

Bdum

Bshh

Bsh bsh

Sock

Sturmundrang

Zang tumb tuuum

“E’ un gatto soriano invece, non hai capito un cazzo!”, esclamò Finestrello che giustamente non ne poteva più.

“Oh ma che bel gattino!”, esclamò Ciliegino, chinandosi sulla tenera bestiola che sbucò da dietro il cespuglio di more, ormai sua fissa dimora.

“Secondo voi questo buon latte appena munto da mia sorella gli piacerà?”, era la voce di Nomignolo che, così dicendo, tolse fuori dal fagotto una bottiglia di buon latte UHT parzialmente scremato pastorizzato.

Ciliegino teneva in grembo il gattino, piccolissimo, dal candido pelo.

“Sicuramente non ha più di due mesi, si chiamerà Minicicciolo!”.

Ecco qua, il solito Nomignolo che dava nomignoli. Comunque il nuovo nome venne accettato di buon grado da tutti, soprattutto da Finestrello: nella sua testolina impubere si accese una lampadina.

“Ne voglio anch’io latte, ho fame”, brontolò Prepuziolo.

“Zitto stronzo”, Finestrello non ne poteva proprio più, doveva trovare un sollazzo per venir fuori da questa insostenibile situazione.

Minicicciolo beveva teneramente il latte, sicuramente era a digiuno da parecchio. Ciliegino continuava a carezzarlo sul manto candido, il gattino gustava il frutto del seno della vacca, bevve fino alla nausea e ormai il pancino pareva sul punto di scoppiare.

Finestrello si chinò sul suo fagotto e rovistò tra le cianfrusaglie ivi situate.

“Fammi vedere il gatto”.

“Tieni amichetto, lisciagli il pelo con le tue delicate mani”.

“E dammelo, e non parlare da frocio”.

Finestrello prese il gattino e lo tenne con una mano. Dalla tasca estrasse un mortaretto che inserì delicatamente all’interno del forellino sito al di sotto della coda di Minicicciolo, non più lunga di mezza spanna. Spinse adagio il mortaretto, stando ben attento a far sì che la miccia rimanesse all’esterno. Prese una scatola di cerini, spiritosamente decorata, e ne accese uno: accostò la fiammella alla miccia del micio…

“Miaooooooooooooooooooooooooooooooo”.

… che venne scagliato in aria…

“Booooooooooooooooooooooooooooooom”.

… ed esplose. Una pioggerellina di pezzi di gatto, frammisti a gocciole di latte e sangue caddero sulle teste dei nostri eroi.

“Ma Finestrello, che hai fatto?”.

“Eh, è solo esploso. Non ti ha fatto ridere?”.

“Assolutamente no, io mi dissocio da questo gesto, in qualità di amico degli animali quale mi reputo”.

“E poba, guarda che lo facevano anche gli antichi. Serve per far andare meglio il viaggio. Se sacrifichiamo una vittima, Dio vede che gliel’abbiamo dedicata e ci aiuta. Io mica l’ho fatto per ridere o per altro, solo per essere buono con Dio. Se poi mi sono messo a ridere è colpa di Prepuziolo che mi ha guardato e anche di Nomignolo che gli ha dato il latte. Gli antichi non ne davano mai latte”.

Il siparietto era stato quel che era stato, i nostri eroi erano un po’ perplessi, un po’ eccitati per il lungo viaggio che li attendeva.

postato da: ramonziere alle ore 15:37 | Permalink | commenti
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