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Oggetto: critica al romanzo
Caro mirko, ho appena finito di leggere il tuo bellissimo romanzo. Lasciati dire che mi ha fatto molto pensare, e mi fa pensare tuttora. Mi ha aperto i punti di vista. Il caos del globo racchiuso in queste burle pagine, riassume il caos del globo che girovaga per il mondo. Il giusto equilibrio tra volgare e aulico giunge a un’acme poetica che non è indifferente a gli uni, che si sentono parte. La sintassi forbita, complessa, ma altresì bagnata di voluta lascivia, fa di questa composizione una degna rappresentazione di questa cosa che chiamano vita: una pantomima farsesca di maschere che si muovono in un palcoscenico, guardate da un pubblico mai attento all’essere ma solo all’apparire. Questo romanzo è fuori dai luoghi comuni, ma facendoli suoi li ustra. L’umorismo impregna ogni pagina rendendo l’opera satura di satira. Inteso, come tu ben sai, nel senso latino del termine. Saturo di satira, un ossimoro al contrario. È straordinario come le chiavi di lettura di questo, a mio parere, capolavoro, siano un mazzo e molte più: lo può leggere un bimbo, carpendone solo l’avventura fiabesca. Lo può leggere un intellettuale, cogliendone il vero significato coincidente con l’intento dell’autore che si pone l’obiettivo. Io non voglio assurgere a esegeta della tua opera: ma da giovane quale sono e quale reputo di essere, penso che leggere righe tali, e ancorché scriverle senza vanto, sia peccato di falsa modestia. Ma io ti conosco, conosco ciò che pensi da quello che scrivi in cui sei inserito, conosco te, e le ragioni. Non a vanvera. La vanvera è il caos, ma togliere la stessa dal caos significa razionalizzare secondo categorie di pensiero che non appartengono all’oggettivazione farla. Strabocca di umorismo raffinato, saturo, imposto, superandone la concezione pirandelliana. Come un party di vip e falsi, che non conoscendosi fan finta di conoscersi da centenni, interagendo forzuitamente come quelli che pensano di essere i loro migliori. Ovviamente inteso come aggettivo sostantivato. Indi per cui ci stiamo dimenticando di tutti i nostri maestri, ma per fortuna il tuo romanzo ce li torna alla mente sgomena. E scusami se oso dilungarmi e dileggiarti, ma un romanzo così, a parte che lo è, ma fa pensare, fa riflettere, fa tutto ciò che ho scritto in queste poche righe. E di questo se ne sente il bisogno. Fiducioso e in attesa una tua risposta, ti dico ciao.




