IL PICCIONE IMPICCIONE
Miei cari lettori, non so se ve ne siete resi conto, ma i nostri eroi, il CAVALLO, ha finalmente portato a termine il suo scopo! E il romanzo sta per finire, e chiedo scusa. Torniamo a loro.
Col sacco in spalla procedevano verso la mulattiera. Erano seduti su un paracarro e invece di farsi dieci minuti di piedi tenevano il pollice sollevato per autostoppare una giardinetta. Boicco l’autista riconobbe subito gli eroi di questo romanzo e si fermò. Era strafelice di rivederli e loro non persero tempo e gli raccontarono di avere risolto il caso del culo pazzo, di avere la soluzione dentro il sacco.
Dopo un’ora di viaggio, in un tetro nove meno un quarto di sera, mentre meditavano stanchi e felici su molti strani e epici volumi di ricordi, mentre, sonnecchiando già il capo gli si chinava, riscosse loro d’improvviso un battito leggero come d’uno che bussasse sommesso al finestrino della giardinetta.
“È un piccione” borbottarono, “che bussa al finestrino della giardinetta. Solo questo e nulla più”.
Invece non era solo quello, ma molto altro ancora, perché il piccione continuava a bussare. Proprio un piccione impiccione.
“Nomignolo apri un po’ il finestrino e chiedigli cosa vuole, che io devo tenere stretto il sacco dei culi”.
Il piccione entrò dentro la giardinetta e si posò sul busto di Boicco: Prepuziolo vide che aveva un messaggio legato alla zampa posteriore, glielo staccò e lo porse a Ciliegino:
STOP NONNA FINESTRELLO MORTA STAMANE STOP RECARSI AL FUNERALE STOP
“Ceh, nonna. Minca bastava che tornavo stamattina con i culi ed era salva. Ceh, mi dispiace troppo”.
“Condoglianze Finestrello”.
“Grazie amici. Andiamo al funerale, tanto siamo di passaggio”.
“Certo, l’abbiamo scroccato a Boicco”.




