mercoledì, 31 gennaio 2007
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MI DAI UN BACINO?

Si svegliarono e videro Eva. Eva era la scrofa del loro caro amico contadino preferito Luigi Orrubs di Marzanepa. I quattro stupirono essi della convinzione di trovarsi in Paradiso. L’esplosione diede loro la morte, Eva la scrofa diede loro una certezza: sicuramente era ancora viva prima della loro partenza. Ma adesso era morta, sennò come faceva ad essere in Paradiso? Stupirono essi una seconda  volta considerando che non solo umani, ma anche porche entravano nel Regno dei Cieli. E anche augelli, piante, vegetazioni e montagne… ci mancavano solo i maometti e i testimoni di Geova per completare il presepe! Ma tanto per i testimoni non c’è il problema: zero campanelli in Paradiso!

“Oh Cilie, tu che ne caghi di Chiesa, ma in paradiso non entravano solo gli uomini e al massimo le donne?”.

“No, angioletto Finestrello. Evidentemente il Paradiso è aperto a tutti, siamo tutti figli di Dio. Uomini, donne, cani e porci”.

“Questo Dio la sapeva lunga, ne sa una più del diavolo”.

E così si svolse il primo dialogo paradisiaco.

Un adamo giungeva dal sentiero e man mano che si avvicinava prendeva le sembianze di Luigi Orrubs.

“Mah… sei Luigi? Anche tu sei morto?”.

“Eh, con tutto questo lavoro certo che sono morto. Sono morto di stanchezza”.

“Eh”.

“Ma voi piuttosto cosa ci fate qua? Non eravate partiti alla ricerca del culo?”.

“Sì, ma non abbiamo trovato niente. La nostra è stata una ricerca vana e poi dopo un’esplosione gigante siamo finiti qua in Paradiso”.

“Avete ragione, questo è proprio un paradiso”.

“Sei anche tu morto per il morbo del culo pazzo, Luigi?”.

“No! Sono morto di fatica! Per il pane e per la fica! Che a proposito mi attende giù a Marzanepa. In dieci minuti e sono lì. Riccarda non vede l’ora di essere sbattuta”.

“Marzanepa… ma si può andare dal Paradiso a Marzanepa?”.

“Macchè paradiso e paradiso, siamo a Monte Vavenotti, ma vi state rincretinendo? Avete lumache nel cervello? Mah! Io vi lascio perdere, andatavene a cagare. Vado da Riccarda. Ciao”.

Allora non erano morti.

“Dammi un pizzico che forse siamo vivi”.

Il pizzico glielo diede, e un pizzico è come la ciliegia e si ruppero di colpi. Arruffandosi e cadendosi rotolarono sino a sbattere su qualcosa di morbido e spaccato nel mezzo. Meno male che non erano caduti dentro il buco.

Si alzarono, stimolati da un familiare odore di ano. Erano intrappolati da un raro esemplare di culo adulto, molto adulto. Infatti ci stavano tutti e quattro tra le sue chiappe. Fortuna che il culo respirò, e così caddero a terra.

Questi animali dalla bocca verticale scorrazzavano e scoreggiavano nel Bacino Culifero. Pascolavano a mandrie sparsi per tutti il Bacino.

“Ecco perché si chiama Bacino Culifero. È tutto pieno di culi! E non come quelli di Salvatore”.

“Ma perché a Marzanepa non se n’è mai accorto nessuno? Perché non li ha visti nessuno?”.

Perché i culi si nascondono tutto il giorno nelle loro tane ed escono allo scoperto soltanto dalle sette alle otto. E a quell’ora a Marzanepa tutti si puliscono gli occhiali e nessuno li può vedere. Soltanto i protomarzanepeschi conoscevano la loro esistenza, ma nessuno si era preso la briga di consultare questi antichi in un museo.

Una cula era sola dietro un cespuglio: si capiva che era femmina perché non aveva i baffi intorno alla bocca. In preda alle doglie, la cula solitaria era in procinto di partorire. Tanti culetti caddero a terra, ancora sporchi di placenta marrone.

“Minca non facciamoceli scappare”.

“Ceh abbiamo trovato i culi!”.

“Minca guarda quanti ne sta cagando!”.

“Vai, Fine, acchiappane uno”.

Ma altroché uno! Riempirono un sacco con un sacco di culi appena nati.
postato da: ramonziere alle ore 13:30 | Permalink | commenti
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