SPESA CON SORPRESA
Il CAVALLO doveva festeggiare il suo primo oriversario e la deficienza dei suoi soci effettivi. Nessun risultato sul piano del culo: bisognava solennizzare il momento. E qual miglior situazione o cosa così, se non quella di fare un po’ di spesa per un festino per fare un po’ di spesa per un festino? Questa! Il CAVALLO andò allora in un centro commerciale appena in periferia di Madonna.
C’erano scale mobili, piani con mobili d’arredamento, negozi di vestiti, negozi di scarpe, librerie, cinema multisala, un grande ipermercato e cinquantasette negozi. Tutto il resto l’avete già visto, compresi quei coglioni delle Giovani Marmocchie che, in pantaloncini corti anche d’inverno e in ogni stagione dotati di faccia che sprizza furbizia da tutti i pori, confezionavano pacchetti solidali il cui ricavato andava in beneficenza dei ricchi.
Ne assoggettarono uno veloce. E non vi racconto la fatica per acchiapparlo, anche perché in quel momento ero girato a guardare una vetrina con un manichino femmina nudo.
“Visto che ci siamo, guardiamo negli scaffali se c’è culo”.
Ma culo non ce n’era.
In compenso, appena girato lo scaffale degli alcolici, tra i banconi dei salumi, trovarono per terra un portafoglio gonfio gonfio.
La prima cosa che viene da fare è aprirlo. E lo aprirono. C’erano un sacco di soldi all’interno… Finestrello era già pronto a contare il ricavato dal niente, stava per inumidirsi l’indice con la saliva di modo che le banconote facessero presa al dito e costui non perdesse aderenza, quando una carta d’identità scosse la coscienza. Ma di Finestrello? No, degli altri. Che lo misero in minoranza e lo costrinsero a mollare l’osso.
Ciliegino aprì il documento di riconoscimento e lesse a voce alta felice e contento:
“Mohammed Abdul Sach-e-Merd; nato in Maomezia il … … …; segni particolari: barba”.
“Che nome strano”, disse Prepuziolo.
“Non è strano”, lo rimproverò Ciliegino “è una cultura diversa dalla tua. Quest’uomo è un maometto”.
“Ma come facciamo a rendergli il portafoglio?”.
“Non sarà un problema, di solito i maometti si ritrovano in moschea. Lo riconosceremo dalla barba e dalla sodomia. E in più sono pieni di donne. Lo sapete che i maometti possono avere fino a quattro mogli e le possono addirittura malmenare…”.
“Minca allora mi faccio subito maometto”, lo interruppe Finestrello esuberante.
“… ma quando vengono nel nostro paese non ne hanno neanche una”.
“Minca allora rimango così”.
Montarono sul carrello con le buste della spesa e abbandonarono il centro commerciale, imboccando la via per la moschea. Che non sapevano quale fosse. Seguirono l’olezzo e capitarono proprio davanti a essa: la moschea. Il CAVALLO aspettò giusto dodici o tredici ore, durante le quali Finestrello maledisse tutti i profeti e compagnia cantante perché non ne poteva più dell’odore di piedi.
Un sacco di maometti scalzi e barbuti uscivano dall’edificio, alcuni su cammelli e i più ricchi su tappeti volanti; e tra questi riconobbero subito Mohammed Abdul Sach-e-Merd dalla barba. Avevano trovato il maometto che cercavano.
“Mi scusi, signor maometto, è lei Sach-e-Merd?”.
“Allahkahamhahaha”, il maometto scatarrò e rispose.
“Allahkahamhahaha sì sono io. Avete acqua? Che questo modo di parlare da maometti mi raschia la gola”.
“Mi dispiace, non abbiamo acqua, ma solamente il suo portafoglio!”.
Il maometto cominciò a urlare H e K e a saltellare felice e contento.
“Grazie ragazzi. Come posso sdebitarmi con voi? Almeno, accettate queste poche banconote di grosso taglio”.
Finestrello stava già allungando la mano, ma Ciliegino:
“Non sia mai. Abbiamo fatto solo il nostro dovere di CAVALLO. Siamo noi a essere grati a lei perché ci ha permesso di fare una buona azione”.
Ma il maometto continuava a insistere affinché i giovani prendessero almeno un pozzo di petrolio e due o tre concubine. Ti dico solo che Finestrello stava sbavando, ma Ciliegino era impassibile e non cessava di esserlo.
“Allahkahamhahaha, almeno posso ripagarvi con un informazione: in questo periodo vi consiglio vivamente di non recarvi al centro commerciale in cui eravate prima; ho sentito dire che un mio fratello di Allah, o da quelle parti, si deve martirizzare là dentro per la causa”.




