COPERTA SUL CAPO
Già che c’erano bevvero un po’ di vino della sacrestia. L’alcol moltiplicò le pene sessuali di Finestrello e Nomignolo. Prepuziolo si curava le ferite e Ciliegino stava perdendo la bussola.
“Cilie, Prepu, aspettate un attimo che io e Nomy dobbiamo fare una cosa. Andiamo in quella nicchia, Nomy”.
“Eh perché, Fine, cosa dobbiamo fare l’amore, nella nicchia?”.
Non che poi sbagliasse di molto, Nomignolo, infatti Finestrello gli fece questa proposta: dal momento che non trovavano carne femminile per placare i loro desideri sessuali, forse era meglio che si accontentassero di carne maschile. D’altronde la voglia c’era, un buco ce l’avevano anche loro maschietti e un poco a ciascuno non fa male a nessuno. O forse a tutti e due. Ah. Si spogliarono e fecero la conta per chi dovesse essere il primo a far la donna. Caso volle che il primo buco a diventare maggiorenne fosse quello di Nomignolo. Sicuramente Finestrello aveva fatto qualche modifica alla conta, i soliti brogli.
Finestrello pensò a cose per procurarsi l’erezione, ma la fantasia non gli servì. Si tocco un attimino il pene e costui divenne bello duro. Nomignolo si piegò a novanta gradi e ripeteva in continuazione di fare piano, che forse non si sentiva pronto, che bisognava aspettare qualche mese di fidanzamento, che svegliava i vicini, che gli faceva male la testa, che aveva le sue cose e tutte queste cose che noi ci crediamo. Finestrello non ascoltava, voleva solo consumare, e comunque lo tranquillizzò spiegandogli che dopo sarebbe stato il suo turno.
“Aspe’, Fine, almeno mettimi una coperta in testa che mi vergogno”.
Finestrello mise la coperta davanti e la chicca di dietro. Ta ta ta e spruzz.
E adesso si dovevano invertire i ruoli.
“Dai, Fine, mettiti tu a novanta che adesso tocca a me”.




