DALLA PROSPETTIVA DI MIRKO
Sto camminando con i fogli sotto il braccio. Mi sono costati mesi e mesi di fatica. Quanto whisky avrò scolato davanti alla macchina da scrivere. La vita non mi sorride più. Basta. La solitudine mi attanaglia, questo mondo è sempre più tetro. Non c’è più fantasia, non c’è più niente, solo corruzione sociale, mondiale e totale.
Basta. Entro al parco, chissà che qua, a contatto con la natura, la mente non si liberi e cominci a vagare raminga e solitaria tra i meandri dell’intelletto, affinché il mio ego si estrinsechi dalla materialità dell’esistente per raggiungere la calma cosmica e l’atarassia. Devo trascendere dall’opinione, dalla massa, elevarmi all’infinito. In quanto individuo, è vero, faccio parte della massa, ma sono come una mosca nello zucchero. La mia mente è simultanea con i giardini di Babilonia, i sonetti giacciono imperterriti nella mia memoria.
Ma cos’è mai la memoria? Cosa il ricordo? Chi siamo? Dove andiamo? Che facciamo?
In questo reale che esiste, cosa siamo noi? Ma poi, esiste veramente? O siamo solo astrazioni? Il pensiero è reale? Cogito ergo sum? O solo ciò che è rappresentabile materialmente è reale? E tutto il resto? Siamo forse niente? E l’infinito come si pone? Ma se è infinito, non ha confini, non ha limiti, non si estende, quindi non è. E se non è, che cos’è?
Merda. Ecco, cos’ho schiacciato! E cos’è mai la merda? E l’odore della merda esiste in quanto si può olfattare o è solo una proiezione mentale, per via che non si può toccare? O vedere?
Non saprei, ed è anche per questo che vago con il malloppo sotto il braccio.
Non so dove andare, devo farlo leggere a qualcuno, ma ho paura che mi prendano per pazzo. E forse sono pazzo. Ma sono l’unico pazzo in questo mondo di normali? O l’unico normale in questo mondo di pazzi? E in questo mondo?
La vita, cos’è la vita?
“Ciao”.
“Eh, ciao”.
“Sono Mirko. Artista”.
“Piacere Manrico, in cosa posso esserti utile?”.
“Niente, volevo solo proporti di leggere questo mio piccolo lavoro”.
“E perché?”.
“Voglio far leggere a qualcuno il frutto che le delusioni d’amore producono. Mi sono dato alla letteratura per dimenticare la mia ultima fiamma, che a furia di ardere pallida si è spenta”.
“Io scrivo poesie se t’interessa”.
“Oh sì, certo! Ne ricordi per caso qualcuna a memoria?”.
Vin santo versasti dal for del costato
Quanto t’è costato martirio cotesto?
La gente giudica invano e presto,
ah, se il popolo fosse assai più modesto!
Claudicante avanzo, controvento marcio
Oppure marcio contro il vento marcio?
Boh!
Nemmen io posseggo a tal quesito,
significato recondito il qual reco al dito.
Smog
Terzo mondo
Guerra
Televisione,
è tutto un marciume, sa di corruzione
ego non sum, sed cogito uhm.
…
“Non mi ricordo altri versi, sai, sono circa quarantamila”.
“Bello, un poema!”.
“Già, anche se non riscuoto parecchio successo. Io mi colloco nella tradizione dei Baudelaire, dei Montale, degli Ungaretti, dei Rimbaud”.
“Tu sì che sei maledetto”.
“Già, ieri mi sono fatto due canne”.
“Da solo?”.
“Sì, sballatissimo, ma ho creato”.
“Anche a me capita, oniricamente”.
“Come?”.
“Quando sono sballato”.
“Ah”.
“Vuoi leggere allora il mio romanzo, spero ti piaccia”.
“Passa, gli do uno sguardo”.
“Hai fretta?”.
“La fretta non esiste, è un’imposizione della società, come vedi non porto neanche l’orologio, se non quello biologico”.
“Già, la vita regolata dalla natura. Io mi sveglio col cinguettio del merlo, il vento mi culla, vado a letto col sole”.
“Abiti in campagna?”.
“No, ho un CD con i suoni della natura, ma tieni i fogli, leggi”.
“Grazie”.