mercoledì, 31 gennaio 2007
Ecco a voi il romanzo del secolo. Dagli autori di "Situazioni e cose così", finalmente la nuova opera: Situazioni e cose così!

"Taluni l'hanno paragonato al mio Nome della Rosa, per la diversità e la complessità dei registri narrativi utilizzati. Io, per leggerlo, ho abbandonato i panni dello studioso per vestire quelli del lettore. E da lettore mi sono divertito tantissimo. Sicuramente un capolavoro".
Umberto Eco

"Ho riso come non mi capitava da anni".
Edmund Sturn

"Un nuovo genere, un nuovo romanzo. Alla fine rimane l'amaro in bocca: è troppo breve, avrei voluto leggere ancora".
Alessandro Baricco

"Ci si interroga spesso sul futuro della letteratura: finché continueranno a uscire ramonzi come Situazioni la letteratura non è in pericolo".
Stephen L. Marteens

"Da giallista quale sono, diffido delle trame arzigogolate dei romanzi che gialli non sono. Devo ricredermi. Situazioni unisce la complessità della trama alla facilità della scrittura".
Carlo Lucarelli.


E per tutti, buona lettura
Cesare Litoride - Michele Erdas


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mercoledì, 31 gennaio 2007
1

DALLA PROSPETTIVA DI MIRKO

Sto camminando con i fogli sotto il braccio. Mi sono costati mesi e mesi di fatica. Quanto whisky avrò scolato davanti alla macchina da scrivere. La vita non mi sorride più. Basta. La solitudine mi attanaglia, questo mondo è sempre più tetro. Non c’è più fantasia, non c’è più niente, solo corruzione sociale, mondiale e totale.

Basta. Entro al parco, chissà che qua, a contatto con la natura, la mente non si liberi e cominci a vagare raminga e solitaria tra i meandri dell’intelletto, affinché il mio ego si estrinsechi dalla materialità dell’esistente per raggiungere la calma cosmica e l’atarassia. Devo trascendere dall’opinione, dalla massa, elevarmi all’infinito. In quanto individuo, è vero, faccio parte della massa, ma sono come una mosca nello zucchero. La mia mente è simultanea con i giardini di Babilonia, i sonetti giacciono imperterriti nella mia memoria.

Ma cos’è mai la memoria? Cosa il ricordo? Chi siamo? Dove andiamo? Che facciamo?

In questo reale che esiste, cosa siamo noi? Ma poi, esiste veramente? O siamo solo astrazioni? Il pensiero è reale? Cogito ergo sum? O solo ciò che è rappresentabile materialmente è reale? E tutto il resto? Siamo forse niente? E l’infinito come si pone? Ma se è infinito, non ha confini, non ha limiti, non si estende, quindi non è. E se non è, che cos’è?

Merda. Ecco, cos’ho schiacciato! E cos’è mai la merda? E l’odore della merda esiste in quanto si può olfattare o è solo una proiezione mentale, per via che non si può toccare? O vedere?

Non saprei, ed è anche per questo che vago con il malloppo sotto il braccio.

Non so dove andare, devo farlo leggere a qualcuno, ma ho paura che mi prendano per pazzo. E forse sono pazzo. Ma sono l’unico pazzo in questo mondo di normali? O l’unico normale in questo mondo di pazzi? E in questo mondo?

La vita, cos’è la vita?

“Ciao”.

“Eh, ciao”.

“Sono Mirko. Artista”.

“Piacere Manrico, in cosa posso esserti utile?”.

“Niente, volevo solo proporti di leggere questo mio piccolo lavoro”.

“E perché?”.

“Voglio far leggere a qualcuno il frutto che le delusioni d’amore producono. Mi sono dato alla letteratura per dimenticare la mia ultima fiamma, che a furia di ardere pallida si è spenta”.

“Io scrivo poesie se t’interessa”.

“Oh sì, certo! Ne ricordi per caso qualcuna a memoria?”.

 

Vin santo versasti dal for del costato

Quanto t’è costato martirio cotesto?

La gente giudica invano e presto,

ah, se il popolo fosse assai più modesto!

Claudicante avanzo, controvento marcio

Oppure marcio contro il vento marcio?

Boh!

Nemmen io posseggo a tal quesito,

significato recondito il qual reco al dito.

Smog

Terzo mondo

Guerra

Televisione,

è tutto un marciume, sa di corruzione

ego non sum, sed cogito uhm.

 

“Non mi ricordo altri versi, sai, sono circa quarantamila”.

“Bello, un poema!”.

“Già, anche se non riscuoto parecchio successo. Io mi colloco nella tradizione dei Baudelaire, dei Montale, degli Ungaretti, dei Rimbaud”.

“Tu sì che sei maledetto”.

“Già, ieri mi sono fatto due canne”.

“Da solo?”.

“Sì, sballatissimo, ma ho creato”.

“Anche a me capita, oniricamente”.

“Come?”.

“Quando sono sballato”.

“Ah”.

“Vuoi leggere allora il mio romanzo, spero ti piaccia”.

“Passa, gli do uno sguardo”.

“Hai fretta?”.

“La fretta non esiste, è un’imposizione della società, come vedi non porto neanche l’orologio, se non quello biologico”.

“Già, la vita regolata dalla natura. Io mi sveglio col cinguettio del merlo, il vento mi culla, vado a letto col sole”.

“Abiti in campagna?”.

“No, ho un CD con i suoni della natura, ma tieni i fogli, leggi”.

“Grazie”.

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mercoledì, 31 gennaio 2007
2

INTRO

Ancora notizie poco piacevoli dal villaggio metropolitano di Marzanepa. Altri due nuovi casi accertati della malattia. Il culo pazzo colpisce ancora. Questa volta è toccato a una giovane coppia di anziani appena andati in pensione: non si sa chi dei due avesse contratto il morbo per primo, ma è ormai certo che se lo siano contagiati a vicenda. Non sono note le modalità di contaminazione, per i due giovani anziani si parla di trasmissione orale. È da escludere il contagio tramite un rapporto sessuale, vista l’avanzata età dei giovani anziani. È ipotizzabile che i germi della malattia siano stati diffusi nell’abitazione dai ripetuti colpi di tosse e dagli starnuti della coppia. Il morbo colpisce soprattutto gli anziani e causa la perdita dell’apparato cagatorio. Costui fugge di soppiatto, senza preavviso, lasciando la vittima sprovvista di culo e ciò, non solo comporta la perdita della fortuna, ma addirittura impossibilita i colpiti dal defecare…

 

“Ma va’”.

La nonna di Finestrello spense il televisore diffidente, lei, non il televisore. Non che si spense lei, si spense il televisore, anzi lo spense, lei era soltanto diffidente. E in quanto a spegnersi non ci pensava minimamente, tanta era la sua voglia di vivere. Nella sua testa pensava che il morbo non la potesse mai colpire, dato che lo concepiva come una punizione divina e lei, religiosissima, non ne sarebbe stata colpita mai.

Collezionava santini, ne aveva quasi quattromila, libretti della messa e di preghiere, acqua benedetta, effervescente e non, lacrime di Madonna che fungevano da ricarica per le sue innumerevoli copie di madonnine piangenti, croce di Gesù, crosta delle mani di Padre Pio, nonché un frammento del suo saio ecc… ecc… ecc…

“Ah”, disse tra sé e sé, “la marmellata di fichi!”.

La nonnina si era dimenticata di preparare la marmellata di fichi per i suoi amati nipotini e non voleva fare un torto al suo preferito: Finestrello. Per non offendere neanche il Signore, con questo suo peccatuccio, recitò immediatamente quattrocentodieci rosari, cioè ne recitò uno per rosario che aveva sparso in casa, e si mise all’opera: colse i fichi dal fico, scelse i fichi, sbucciò i fichi, tagliò i fichi, tolse i semi (dai fichi) e preparò la marmellata di fichi. Ora i suoi nipotini, e soprattutto l’adorato Finestrello, avrebbero avuto una dolce delizia da mangiare a casa della nonna, fino ad esaurimento scorte.

Si era fatto tardi, la nonnina era stanca, recitò quattordici atti di dolore e si coricò sul suo letto benedetto.

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mercoledì, 31 gennaio 2007
3

SORPRESA

Era una bella mattina di primavera, non una nuvola offuscava il cielo.

La nonna di Finestrello si alzò dal letto e, come suo solito, salì sulla bilancia, la quale segnava non pochi chili in meno.

“Dev’essere che ho mangiato meno salsiccia e polenta questi giorni”, ma non era convinta, infatti sentiva l’intestino stracolmo di merda e, pensava “non posso essere più leggera con tutto questo malloppo nella pancia…”.

Così dicendo fece ancora come suo solito, cioè andò a cagare. Si sedette sul water e… e… e… spingi che spingi, non usciva niente. La nonnina era ormai paonazza, la sua fronte era madida di sudore, ma di merda neanche l’ombra. E non solo merda, dal corpo senescente non usciva neanche un filino d’aria aromatica. Nonna sigillata. Prese la carta igienica con sopra stampati i versi del vangelo secondo Luca e cercò di pulirsi il culo, ma stando ben attenta a tenere i versi dalla parte esterna perché lei, mai e poi mai, avrebbe fatto vilipendio alla religione.

“AAAARGH!!!”.

La nonnina sentì il vuoto, il suo culo l’aveva abbandonata e non sapeva che metodo utilizzare per svuotare la pancia.

“Chissà che peccati ho commesso, è meglio che beva la mia pozione redentrice, antica ricetta della nonna”.

Crosta di Padre Pio, crisma, ostia consacrata finemente grattugiata, una punta di cucchiaino di incenso, mirra q.b., il tutto mescolato con sangue della madonnina e spolverato con ruggine del chiodo del piede destro di Gesù, per prevenire possibili carenze di ferro, da servire bollente all’interno del cranio di San Giovanni Battista, che la nonna custodiva gelosamente su un altarino costruito dal suo defunto marito.

Preparò e bevve la pozione. Andò a cagare tutta felice, ma…

NIENTE!

…era stata colpita anch’essa dal morbo.

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mercoledì, 31 gennaio 2007
4

ENTRA IN SCENA FINESTRELLO

Finestrello bussò alla porta della casa della nonna, pregustando mentalmente l’ottima marmellata di fichi che lo attendeva.

“Nonna, nonnina, buongiorno a teeee!”.

“Ciao Finestrellino, nipotino della nonnina, dalle un bacio a nonna!”.

“Smack, come va nonna?…

… e che cazzo di pancia che hai?”.

E le zeta fischiarono nella sua bocca, mutilata dalla mancanza del primo incisivo da latte.

“Finestrello non dire le parolacce! Non ho niente”.

“Me ne sono accorto, non hai quello che dovresti avere!”.

E le esse…

“Ma cosa dici, amato nipotino?”.

“O nonna, il culo dove l’hai messo?”.

E le esse…

“Nipotino, penso di essere stata colpita dal morbo del mmmh pazzo. Stamani mi sono alzata, sono andata in bagno…”.

“A cagare”.

“… a liberarmi e non ho potuto, questo fardello mi attanaglia, non so come fare. Aiutami!”.

“Nonna, tutti mi dicono che non sono un bambino bravo, ma è una cazzata e io dimostrerò che sono bravo aiutandoti”.

“Grazie nipotino”.

Qualche lacrima solcò il viso di entrambi, la nonna offrì la marmellata a Finestrello, il quale la gusto beatamente, ma…

“Cazzo nonna un seme”.

Con le zeta volanti.

“Finestrello, le parolacce, e scusami, mi dev’essere sfuggito”.

“Anche a me”.

Finestrello terminò la marmellata, si leccò le dita e si sedette sul grembo della nonna. Aveva pur sempre sette anni, nonostante fosse un birichino di prim’ordine.

La nonna strinse forte il nipotino in segno d’affetto e una luce, che lei interpretò per divina, la avvolse:

“La signora Zogah!”.

“Cazzo dici nonnina? Mi sa che ti stai rincoglionendo”.

“Finestrellino caro, che Dio perdoni la tua volgarità, ma il Signore mi ha mostrato una via d’uscita. Vai dalla signora Zogah, che sta dall’altra parte del borgo metropolitano e chiedile di darti in prestito due o tre chili di mmmh, lei ne ha sempre molto”.

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mercoledì, 31 gennaio 2007
5

DALLA SIGNORA ZOGAH

Finestrello conosceva tante leggende riguardo la signora Zogah. Si diceva che avesse costruito un patrimonio giocando al Marzalotto, a Tresseghe, a Bantumi e Speisimpat. Aveva una fortuna smisurata, avrebbe sicuramente avuto del culo da prestare alla nonnina.

Camminò di buona lena, ma appena giunto davanti alla casa, lesse un cartello:

“LUTTO – morta signora Zogah”.

Il vispo bimbo rimase esterrefatto: come avrebbe fatto ora?

Cari lettori, dovete sapere che anche la signora Zogah era stata colpita, e non da poco tempo, dal morbo del culo pazzo. Non potendo più defecare, circolavano due versioni riguardo la sua dipartita: la prima, secondo la quale la povera signora Zogah era esplosa, non avendo in sé valvola di sfogo, precedentemente rappresentata dall’ano. Una seconda versione, poco accreditata, affermava che la povera signora Zogah fosse morta a seguito della mancata deglutizione di cibo, cibo che non poteva essere più ingerito per paura di esplodere. Come vedete le due versioni sono contrastanti, ma complementari.

Finestrello tornò dalla nonna e le raccontò l’accaduto. La povera nonna rimase profondamente scossa, anche perché il culo era stato tolto dal commercio con l’ultima riforma della terra e, morta la signora Zogah, non c’era più verso di averne.

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mercoledì, 31 gennaio 2007
6

ILLUMINAZIONE

“Caro nipotino Finestrello (così chiamato per non essere scambiato con gli altri nipotini: Uan, Ciù, Trì, For, Faiv e il genietto Adenosintrifosfato), forse non tutto è perduto. Mentre tu ti adoperavi per la mia guarigione, il Signore mi ha indicato un’altra possibile via di salvezza…”.

“Oh, che palle”, mormorò il nipotino.

“… il sonno mi ha colto e lo spirito santo amen mi si è presentato, nonostante lo conoscessi già…”

“Nonna non fai ridere, racconta dai, cazzo”.

E le zeta…

“… e mi ha detto: Signora Nonnina, dall’altra parte della terra c’è culo in abbondanza (e ha detto culo, lo spirito santo amen, quindi culo non è una parolaccia), mandi qualcuno a cercarlo e lei sicuramente guarirà. L’ho detto solo a lei perché di lei mi fido, fanno quattro ave maria e tre pater noster. Ecco la ricevuta, arrivederci e grazie. Mi scusi, dimenticavo. Ha già la cartella FantaDioMegaYes? È indispensabile per partecipare all’estrazione finale, in palio ci sono gite e buoni sconto a Fatima, Lourdes, Medjugorie e Disneyworld”. Questo mi ha detto. Penso che tu, nipotino Finestrello, sia la persona adatta a questa ardua missione…”. 

“Nonna! Ci penso io, Finestrello, così chiamato per non essere scambiato con gli altri nipotini! Riunirò la mia banda e partirò oggi stesso! L’altra parte della terra mi aspetta! Il culo ti apparterrà! Così potrai finalmente andare a cagare! Cagare! Nonna, io parto”.

Finestrello uscì dall’uscio della casa della nonna e si recò a “L’ombra del grande faggio”. I suoi amici non c’erano, a “L’ombra del grande faggio”. Perché erano a “Il sole del grande faggio”, la lamponeria concorrente de “L’ombra del grande faggio”.

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mercoledì, 31 gennaio 2007
7

A “IL SOLE DEL GRANDE FAGGIO”

Uscì da “L’ombra del grande faggio”, attraversò la carrozzabile e entrò a “Il sole del grande faggio”, lamponeria scavata proprio nel tronco di una grande quercia. All’interno vi si poteva trovare di tutto: lamponi, succo di lampone, vino di lampone, birrampone, champon, profilattici al lampone, libri di Edgar Allan Pone, gente che toglie gente che pone, lamponi (mix micidiale di lampi e tuoni, alcol 87 %).

Spalancò l’uscio, ed entrò. Davanti ai suoi occhi di settenne, era questo il panorama che si profilava: cameriere prosperose vestite di sol lampone, uno per capezzolo (quindi due) e uno sulla vulva, solo che alcune l’avevano all’interno e sembravano nude, anche perché i lamponi sul seno sembravano capezzoli stessi. Però più grandi. Molti clienti entravano solamente per i lamponi dei seni, e non per gli altri lamponi e, accadimento non raro, capitava che qualche uomo poco timido si avventasse sul capezzolo-lampone (capezzolone). Il barista, anch’esso nudo, va beh, non era proprio nudo, infatti aveva un enorme lampone sul glande, altrimenti detto pappo, e per questo si era soliti citarlo amichevolmente con un “Uè, oh Pappone”. E lui non si arrabbiava.

Finestrello superò diversi tavoli a forma di lampone, giungendo finalmente al tavolo degli amici, che però era a forma di lampone. Essi sorseggiavano uno zuccherato succo di lampone, tramite una cannuccia ricavata da un morbido e cavo ramoscello di lampone. Il succo roseo era contenuto in un lampone svuotato del suo succo, e veniva versato all’interno del lampone cavo e bevuto dal ramoscello di  lampone, affinché il succo di lampone avesse un leggero retrogusto di lampone appena colto. Ahh, che buono il lampone!

“Ehi ehi, testine di cazzo e compagni di combriccola, la mia cara amata nonna non può andare a cagare, mi serve il vostro aiuto”.

“Anche il mio cane non ha il sedere e non può defecare!”, era la voce di Ciliegino, che utilizzava per esprimersi la sua solita favella forbita.

“Anche tu sei dei miei, amico Ciliegino! Anche se parli come un cazzo di libro”.

“Grazie amico Finestrello, ma se la tua nonna ha un problema io ti sarò d’aiuto, a patto che tu lo sia con me per il mio cane”.

“A casa mia cagano tutti, ma voglio darvi lo stesso una mano, cosa posso fare?”.

“Anche io!”.

Queste ultime due frasi erano state pronunciate da Nomignolo e Prepuziolo e, benché i loro congiunti non soffrissero di culo pazzo, erano disposti ad aiutare gli amici perché il rischio di contagio era assai elevato, seppur non fosse documentato il metodo di trasmissione del morbo.

“Amici, usciamo da “Il sole del grande del faggio”, andiamo fuori, devo dirvi una cosa importante. Qua c’è troppa gente”.

Tutti seguirono Finestrello fino all’ombra del grande faggio che si trovava al centro della piazza principale del villaggio metropolitano di Marzanepa.

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mercoledì, 31 gennaio 2007
8

ALL’OMBRA DEL GRANDE FAGGIO

I quattro amici arrivarono all’ombra del grande faggio e si sedettero su alcuni sgabelli belli, ricavati da mucchi di ciottoli, cosicché apparivano come dei nuraghi in miniatura che, essendo cavi, fungevano anche da vespasiano. Chissà per quanto tempo ancora si sarebbero potuti utilizzare, dato l’imperversare del morbo del culo pazzo.

Finestrello era seduto sullo sgabello e il grande faggio fungeva da spalliera. Ciliegino era alla sua destra, Nomignolo e Prepuziolo invece occupavano la parte sinistra.

“Dobbiamo aiutare quella cazzo di vecchia. Mi ha mandato dalla signora Zogah e quella bagassa è morta. Poi ha visto lo spirito santo amen e le ha detto che dall’altra parte della terra c’è culo in abbondanza. E noi andremo a cercarlo, sempre che voi siate d’accordo”.

“Sì”.

“Sì”.

“Sì”.

I quattro amici, in segno di reciproca fedeltà, pisciarono all’interno del cranio di San Giovanni Battista, precedentemente sottratto da Finestrello alla nonna, e bevvero tutti. L’amicizia era consolidata. Ora bisognava scegliere un capobanda.

Fecero libere erezioni, e Finestrello si aggiudicò il titolo, superando Nomignolo di cm tre e Ciliegino di cm quattordici. Prepuziolo era stato squalificato per erezione truccata. Dovete sapere, cari lettori, che Ciliegino era così chiamato perché durante la stagione invernale il suo nasino era solito diventare roseo. Questa era la versione ufficiale. Quella ufficiosa, propugnata da Finestrello, era un’altra…

“Ci vediamo qua sotto, all’ombra del grande faggio, a mezzanotte precisa. Per riconoscerci miagoleremo. Io faccio il gatto persiano, Ciliegino fa il gatto siamese, Prepuziolo il gatto soriano e Nomignolo il gatto randagio. Va bene?”.

“Sì”.

“Sì”.

“Sì”.

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mercoledì, 31 gennaio 2007
9

I PREPARATIVI – CILIEGINO

Ciliegino era in camera sua, erano solo le undici di notte. Mancava un’ora all’appuntamento con gli amici. Il fagotto era sopra il giaciglio. Il bastone per sorreggerlo era pronto, rinforzato in amianto, alluminio e cellophane, il tutto ricoperto in radica. Il fagotto era strapieno:

1 maglietta

1 jeans

1 cravatta

1 vangelo

1 enciclopedia in sei volumi

1 pc portatile, 2400 mb di ram, 450 gb, processore YesAMD 6666 yerz, raffreddamento a liquido e scocca rinforzata

2 airbag di serie

1 elica

1 timone

2 videocassette del raduno dei giovani

1 videocassetta porno sigillata (per dimostrare la sua forza di fronte alle tentazioni demoniache)

1 paio di pantaloni da abbinare con la maglietta

2 paia di pantaloni da abbinare con la maglietta

3 paia di camicie

+ qualche cianfrusaglia inutile come spazzolino da denti, cellulare e scorte alimentari liofilizzate

Questo è quanto. 

Ciliegino misurava la sua stanza con lunghi passi. Dovete sapere che la sua stanza era ventilatera, perché il pediatra aveva consigliato i genitori di Ciliegino di far crescere il bambino in ambienti ventilati. Solitamente la stanza era di quattro lati uguali, e per misurarla bastava semplicemente moltiplicare la misura dei passi di un lato per quattro, ottenendo il perimetro. Ma in momenti di grande tensione come questo, la stanza diventava come gli ambienti ventilati, grazie a un poderoso ventilatore. E perciò adesso Ciliegino misurava un lato e lo moltiplicava per venti, dato che il ventagono era regolare.

Così passò il tempo e Ciliegino s’incamminò…

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